La malattia renale è una delle condizioni più comuni nei cani e nei gatti anziani, con conseguenze molto gravi sulla salute. Con il passare del tempo un gatto su tre e un cane su dieci svilupperà qualche forma di malattia renale.

Tradizionalmente la valutazione della funzionalità renale si basa sulla corretta definizione, e possibilmente precoce, di alcuni parametri ematici e urinari: la creatinina, il peso specifico delle urine e la proteinuria. Questi ultimi due valori sono importanti nella definizione del danno renale cronico, come definito nella classificazione Iris: in particolare, il riscontro di valori anomali del rapporto proteine/creatinina urinarie può permettere un’indicazione di problemi renali cronici primari o secondari ad altre malattie in tempi molto precoci, quando il paziente può ancora non presentare alcuna alterazione clinica. Il peso specifico delle urine diminuisce quando il danno renale è più esteso e raggiunge i 2/3 circa della superficie renale complessiva. Con la perdita di capacità di concentrare le urine si ha poliuria e polidipsia compensatoria, sintomo classico della malattia renale cronica.

Individuare precocemente il disturbo apre nuove opportunità di trattamento che possono prolungare la vita del paziente. Tale diagnosi in fase precoce è ora finalmente a disposizione tramite un nuovo e rivoluzionario esame della funzionalità renale: SDMA.

La dimetilarginina simmetrica (symmetric dimethylarginine, SDMA) sierica o plasmatica ha dimostrato di essere un biomarker della funzionalità renale più sensibile rispetto alla creatinina.

Un aumento persistente di SDMA oltre 14 μg/dL indicherebbe una ridotta funzionalità renale.